Fantastico d'Autore
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Spulciando di qua e di là, tra siti e riviste di settore, noto con piacere, almeno incipiente, che si sta rafforzando quel movimento del fantastico di cui ho già parlato. Certo non mi aspetto che una coscienza nazionale prenda piede, non subito comunque, non sarebbe possibile fin quando ognuno continua a vivere dei propri clamori, infischiandosene amabilmente di ciò che capita attorno, di chi scrive e cosa scrive, se c'è qualcos'altro che meriterebbe di essere letto nel panorama italiano. Quello che, però, mi sorprende di più, e mi sconcerta, è che molto spesso gli autori italiani che vendono di più non leggono quasi niente del genere che scrivono, e qui non faccio nomi. Ma mi domando, come si fa a scrivere fantasy avendo masticato un po' di Tolkien, se va bene, e a volte neanche quello? Proprio in questi giorni è uscito l'ennesimo romanzo di un'autrice italiana che, non si sa come, è riuscita a pubblicare con un editore notoriamente refrattario a trattare autori nostrani, magari perché è brava, ma intanto ha già provveduto a precisare che lei del genere che scrive non ha letto quasi niente. Eppure ha pubblicato un libro che potrà raggiungere qualsiasi angolo della penisola e che già è pubblicizzato sulle riviste, non solo, la nostra è riuscita anche a rilasciare qualche intervista alla pari delle navigate scrittrici straniere. Non è la prima, sta diventando un'abitudine, purtroppo, una fortuna per pochi che si possono permettere qualche favore in più, anche senza aver letto libri. Personalmente mi infastidisce sapere che in questo paese si continua a lasciare spazio a chi non ha i requisiti giusti ma solo le referenze, non a caso in Italia basta fare un calendario per recitare in un film, anche senza saper recitare.

Chiara Palazzolo
Non mi uccidere
Piemme Pocket - Euro 4,90 – pag. 430
www.edizionipiemme.it
Premetto che questo libro non è stato inviato dall’ufficio stampa della Piemme ma me lo sono comprato, incuriosito dalle buone recensioni e dalla fama che circonda l’autrice come nuova messaggera dell’horror italiano. “Mirta è una delle più amate eroine dark degli ultimi tempi” strillava il Venerdì di Repubblica, della serie se il Corriere c’ha D’Orrico che le spara grosse pure noi ci dobbiamo adeguare. Mirta è una delle fregature più grandi che ho preso in questi ultimi tempi, dopo la balena morta della lombardia, pancetta, le peggiori intenzioni e i kamikaze del sesso targati novescarpapipernonori. Tutti libri che mi sono comprato e che ho dovuto gettare, regalare, insomma disfarmene, dopo essermi arrabbiato con me stesso e la mia eccessiva condizionabilità pubblicitaria. Ormai sono vecchio e dovrei aver capito che non si comprano né i best-seller, né i libri troppo strombazzati dalla critica, ché sono quasi sempre fregature. E allora vediamo di raccontare questa specie di libro che fa rimpiangere non poco i tempi in cui la regina del dark si chiamava Alda Teodorani. Il romanzo racconta l’amore immenso di Mirta per Robin, così grande da superare i confini della vita, infatti dopo un tragico incidente stradale i due amanti muoiono e vengono sepolti, ma dopo pochi giorni Mirta risorge come vampiro, deve mangiare carne umana, ha poteri straordinari e cerca l’amato Robin. A onor del vero ho interrotto la lettura a pagina 84, ché mi sentivo troppo preso in giro da un’autrice capace di realizzare portentose costruzioni letterarie tipo: “Sta nevicando. E forse è meglio. Le luci sono ovattate. Tutto è buio e silenzioso. La neve è rassicurante. Protettiva. Non si può correre troppo. Ma forse sono io che sono stanca. Mi sembra che stamattina tutto fosse più facile. E dire che stavo salendo”. Ecco, il libro è tutto così. Periodi stile scuola elementare. La mamma è bella. Punto. Ho smesso a pagina 84 perché mi sembrava di leggere i compiti di mio figlio e se una cosa la devo fare per dovere la faccio per lui, non per Chiara Palazzolo. Per pubblicare bisogna saper scrivere, questa è una condizione essenziale che molti autori - e soprattutto parecchi editori - sembrano aver dimenticato. Il romanzo è costruito su un continuo incedere di dialoghi tra la vampira e il suo io più profondo, tra i ricordi di una tesina universitaria su Wittgenstein e un passato da non dimenticare. Sono vaccinato dagli autori come Chiara Palazzolo, ma pare che gli editori vogliano soltanto gente capace di semplificare tutto e di eliminare persino la fatica di leggere, autori di libri per non lettori, per gente che va soltanto al cinema a vedere capolavori come Underworld. Non mi uccidere ha la complessità di un videogame, piacerà ai giocatori di pleistecion, a chi non ha mai letto un libro in vita sua e a chi preferisce le sceneggiature alla complessità letteraria. Per i lettori veri che dai romanzi cercano anche qualche emozione e un minimo di letteratura (King è un best-seller ma è capace di dare entrambe le cose) consiglio di non comprare neppure il resto della trilogia composta da Strappami il cuore e Ti porterò nel sangue. Lo stile è identico. Mi comunicano che da questo libro verrà presto tratto un film. Bene. Come regista consiglio Claudio Fragasso. Mi pare proprio il suo genere…
Gordiano Lupi
www.infol.it/lupi
La commissione ragazzi AIB segnala: 25 lezioni sul fantastico, sul bizzarro, sull'incongruo e sulle nostre specifiche radici In occasione dell'avvio del progetto di recupero della Rocchetta Mattei - luogo magico che in futuro potrebbe diventare un punto di riferimento per studi inerenti alle tematiche del Fantastico e dell'Immaginario - la Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna ha accolto il progetto "Itinerari del fiabesco", che si articolerà in un corso di approfondimento e specializzazione, ideato e curato dal Prof. Antonio Faeti, ora docente di Grammatiche della Fantasia presso l'Accademia di Belle Arti di Bologna. Sarà questa la prima di una serie di occasioni per approfondire seriamente gli argomenti legati al fantastico, alla fiaba e all'immaginario, attraverso la proposta di venticinque lezioni, suddivise in due sezioni: la prima è dedicata ad alcuni degli autori e degli aspetti meno indagati del fiabesco, la seconda a dodici ritratti di artisti che con le loro finzioni hanno descritto e testimoniato il loro amore per Bologna. Le lezioni si terranno presso la Cappella Ghisilardi, in piazza San Domenico 12 a Bologna, tutti i martedì a partire dal 23 ottobre c.a. fino al 13 maggio 2008, dalle ore 18 alle 20. Alla fine del corso è previsto il rilascio di un attestato di partecipazione, previa verifica della frequenza. Il corso prevede un'iscrizione gratuita, tuttavia, per la natura specialistica delle lezioni, è a numero chiuso. Per partecipare alla selezione è necessario presentare un curriculum personale, sostenere un colloquio e garantire la regolarità di frequenza. Per informazioni e iscrizioni è necessario scrivere all'indirizzo iniziative.rocchettamattei@fondazionecarisbo.it allegando il proprio curriculum e i propri dati personali. Saranno accettate le prenotazioni fino al giorno 30 settembre 2007. I colloqui si terranno i primi di ottobre; in base al numero delle richieste si prevedono una o più giornate di selezione che saranno comunicate via mail. Rocchetta Mattei

Scrivere di vampiri oggi è possibile senza reinventare il mito e i cliché della figura del vampiro? Qual è il percorso che hai seguito tu?
Qualcuno ha già detto di sì, che è possibile, dopo aver letto il mio Avorio. Personalmente, ammetto serenamente di aver letto poco sull'argomento: a memoria, oltre al "Dracula" di Stoker, ricordo solo "Le notti di Salem" di King, il bellissimo "Io sono leggenda" di Matheson e "Vampires" di Steamley. Ho sempre ritenuto un vantaggio non avere un background forte di quello che scrivo, in quanto mi sento meno influenzato ed ho modo di valorizzare di più quella che è la mia sensibilità sul tema: sarà forse per questo che scrivo meno fantascienza di quanto vorrei, avendone letto moltissima. Nella fattispecie, il libro Avorio raccoglie 3 racconti molto diversi per trama, stile narrativo ed anche per momenti della mia vita in cui li scrissi; non è mai stato un progetto predefinito, ma si è scoperto armonico solo in un secondo tempo. Semplicemente erano 3 storie che avevo dentro e che son venute fuori spontaneamente. Ne "Il Borgo", il racconto più lungo del libro, ho cercato di creare tensione senza che far accadere veramente qualcosa di particolare: volevo che il vero protagonista non fosse tanto il personaggio, quanto l'ambiente in cui lo stesso si trova ad agire. Con "Aspettando il figlio" cercavo una visione trasversale che fosse al contempo cinica e delicata, per questo la scelta del personaggio è caduta su un personaggio che normalmente non avrebbe mai trovato spazio in altre storie; ripensandoci, ha di certo delle connotazioni fortemente autobiografiche, visto che a 15-17 anni non ero un ragazzo molto facile! "Avorio", il racconto che dà anche il titolo al libro, è il più breve e forse il più efficace dei tre scritti: inizia con un inseguimento, in una sequenza con la quale ho cercato di incollare il lettore alla pagina. E' un racconto nato dall'idea finale, perciò il ritmo iniziale così incalzante; decisamente, con "Avorio" ho puntato soprattutto a divertirmi! Ad ogni modo, penso traspaia da tutti e tre il mio desiderio di dare una chiave di lettura originale ad un personaggio (il vampiro) già svicerato ormai in tutti i modi possiibli, scendendo in una prospettiva più 'bassa', più quotidiana.
La scena letteraria horror underground italiana è molto vivace ultimamente: cosa ne pensi e perché secondo te le grandi case editrici snobbano un po' la faccenda?
Non sono tanto sicuro che le tematiche horror vengano snobbate dalle grosse major editoriali, penso piuttosto che siano gli autori italiani ad essere snobbati. Il perché? Suppongo bigottismo, sia nei lettori che negli editori e distributori. Si legge poco e, cosa incredibile, si pensa che i romanzi provenienti dall'estero siano migliori di quelli scritti in Italia: eppure i più ignorano quanti scrittori italianissimi si nascondono dietro pseudonimi anglofoni! Può essere vero il fatto che la visione nordica e anglosassone del genere horror/noir risenta maggiormente di influenze e atmosfere originate dal Vecchio Testamento, mentre noi italiani siamo più influenzati da tradizioni Omeriche ed Evangeliche (ne discutevo poco tempo fa con delle amiche scrittrici), il che potrebbe spiegare in parte il fascino verso una narrativa straniera; ma questa mi sembra già una sfumatura decisamente troppo sottile per giustificare un fenomeno così ampio e, direi, "pesante". Basterebbe forse credere un po' di più negli autori di casa nostra e affiancare allo spirito imprenditoriale anche un po' del buon vecchio "gusto per la buona lettura".
Sul web sei uno che si dà molto da fare, ti distingui per una serie di iniziative: vuoi parlarcene?
Al web approdai negli anni dell'università, costruendomi un mio sito dove pubblicai i primi racconti (che sono ancora online e leggibili). In seguito, ho sempre cercato di fornire dei materiali narrativi o ludici gratuiti: ho infatti anche un discreto curriculum vitae nel mercato ludico e ruolistico, oltre che narrativo.
Oggi il web per me è soprattutto uno strumento di comunicazione e promozione, mentre ho smesso di pubblicare miei racconti (quelli leggibili sono tutti editi in antologie o riviste ma molto vecchi, scritti fra il 1993 e il 1998). A gennaio la redazione di Radio Montecarlo mi offrì di aprire un mio blog nel loro sito: accettai e quella divenne la mia finestra principale con la quale dialogare con lettori, appassionati e navigatori. Ma oltre a parlare di me (cosa molto autocelebrativa e poco interessante), lo sfrutto anche per recensire libri e promuovere concorsi, pubblicazioni e presentazioni di autori che, come me, hanno passione e talento ma stentano a farsi largo in questo difficile mondo. La mia regola è "complimenti in pubblico, critiche in privato", almeno con chi non è ancora famoso! Ad uno scrittore emergente, la cattiva pubblicità non serve: meglio piuttosto una critica costruttiva solo via email. Oltre a ciò, ho dedicato una sezione del mio sito naturalmente ad "Avorio" e alle iniziative ad esso correlate, come "Fantastico d'Autore", il ciclo di presentazioni che feci l'autunno scorso in alcune librerie del territorio torinese, insieme ad altri 3 autori di narrativa fantastica. Trovo il web di facile utilizzo e grande potenzialità, raggiunge un'enorme utenza con uno sforzo davvero minimo; sempre però sapendolo usare in modo un po' furbo... niente spam, ad esempio: meglio piuttosto 1 comunicato ogni 6 mesi ma veramente importante, così sono certo che verrà letto!
Quali sono gli scrittori ai quali guardi con maggiore interesse? Hai dei modelli?
Ultimamente mi sto dedicando molto alla lettura di autori esordienti. Ho letto poco tempo fa "Il costruttore di biciclette" di Maurizio Cometto e ora sto terminando "New York 1920" di Laura Costantini e Loredana Falcone. Inoltre, ricollegandomi alla seconda domanda, quando accennavo alla visione anglosassone del noir, ho iniziato ad interessarmi a letturi di approfondimento inerenti il Vecchio Testamento e la storia delle religioni. Ma non so cosa ne scaturirà: forse ne trarrò grande ispirazione o forse mi stancherò e mi dedicherò ad altro. Non lo so proprio. Come si può intuire, tendenzialmente evito i modelli: forse sarà presuntuoso da parte mia, ma preferisco coltivare il mio stile senza rifarmi ad alcuno in particolare. Da bambino ho letto molto Calvino, poi Lovecraft e quasi tutto Asimov, che mi ha spianato la strada alla scoperta dei grandi nomi della fantascienza (Brown, Clarke, Bradbury, Sheckley, ecc.). Ho letto molto James Ellroy, poi mi son dedicato ad alcuni romanzi storici (i più amati, "Q" dei tre autori a firma Blissett e "Opera al nero" della Yourcenar). Quindi no, non mi sento di avere un modello in particolare.
Hai in mente nuove storie con protagonista l'agente speciale Carnielli o Avorio rimarrà un capitolo a sé stante?
Certamente sì. A novembre ho terminato "Alba di luna", un romanzo di vampiri attualmente in lettura presso una grossa casa editrice (incrociamo le dita!); è un romanzo particolare, iniziato oltre 10 anni fa e poi abbandonato, ripreso in mano a settembre per vicissitudini personali e portato a compimento.
"Alba di luna" oridinariamente era però un progetto di trilogia, nel cui seguito (in fase di creazione) l'agente speciale Carnielli preme fortemente per uscire. Non so dirvi ora dove mi porterà questo nuovo viaggio, come Carnielli deciderà di evolversi: di certo, trovo curioso come un personaggio così poco presente si sia ritagliato una caratterizzazione così forte nell'immaginario dei lettori di "Avorio". La cosa non può che farmi piacere e certamente sentiremo parlare ancora di lui.
David Frati
Che quando si vuole leggere un bel libro si debba per forza leggere un romanzo non è sempre vero. Neanche quando si parla di un libro di narrativa. Ci sono storie preziose che meritano di essere lette e Teresa Regna ce ne dà prova nella sua ultima fatica, Animalìa, edito da Ferrara Edizioni, una coraggiosa realtà editoriale con sede alle porte di Torino. Animalìa, come si può dedurre dal titolo, è un libro con protagonisti gli animali, ma non solo, a farla da padrone è anche la magia, buona o cattiva che sia. In realtà, la Regna ci spiega come non esista niente di potenzialmente buono o cattivo se non le intenzioni degli uomini, che spesso causano sofferenza a loro stessi e a quanto li circonda. Gli animali appaiono a volte come vittime a volte come alleati dell'agire umano, solo in pochi casi diventano accesi rivali, nel bene o nel male. In Goccia di sangue si intrecciano le vicende di un drago ferito e di una donna macchiata dal suo sangue; in Cane Nero l'eterno ciclo della vita e della morte nel lavoro di una filanda e di un cane che vanifica il suo lavoro un attimo prima che si concluda; Draghi blu è una vicenda di amicizia e devozione mal pagata tra due buffi draghi cinesi e il loro padrone; I gatti sono invece protagonisti indiscussi in Sua Maestà, Il gatto delle nuvole e Fiocco di neve, dove dietro il loro sguardo sornione a volte, furbo altre c'è sempre un mistero non rivelato. Infine abbiamo I kamikaze, un racconto attuale che analizza una delle grandi paure dell'uomo del terzo millennio e inneggia all'intelligenza dei delfini, che a queste paure si oppongono dimostrando di saper prendere posizioni che l'uomo spesso rifugge; c'è, per ultimo, Non chiamarlo amore, in cui l'uomo e l'animale si fondono nel mito della sirena, tentatrice bellissima e spietata. Il volume è chiuso dall'interessante appendice di Riccardo Coltri, che tratta il rapporto tra le streghe e i famigli, coloro che tradizionalmente erano reputati a loro volta portatori di magia, con un breve tuffo nella tradizione popolare. Un plauso andrebbe, dunque, espresso all'autrice, che qui offre una delle sue prove migliori con racconti forti, imprevedibili, non sempre dal lieto fine ma con una potente morale di fondo. La Regna vuole anche educare con le sue storie, come sempre, non si accontenta di sensibilizzare, offre piccole chicche morali in tempi in cui anche le pagine dei libri grondano di sangue innocente con troppa facilità. Solo dal contatto con la natura e con gli animali l'uomo può recuperare i suoi valori e la sua stessa lucidità, addestrandosi a rispettare i suoi simili e quanto di buono ha costruito nel corso della storia. Un occhio di riguardo andrebbe mostrato anche per la collana FantaNet, che pubblica esclusivamente narrativa di genere, a turno fantascienza, horror e fantasy, inaugurato da questo libro. La Ferrara Edizioni è una delle rare piccole case editrici italiane che segue con attenzione le sue pubblicazioni, di alto livello, i suoi autori e che, davvero, non chiede un euro in cambio. E i risultati si vedono.
Teresa Regna - Animalìa - Ferrara Edizioni - 133 pagine - 9,40 €
Che di letteratura fantastica in Italia non si campi è più che evidente, che si scriva poco è meno vero di prima. Forse sulla scia del successo della trilogia cinematografica del Signore degli Anelli, il fantasy è il genere che più di tutti sembra aver conosciuto un Rinascimento di autori, che a fianco dei già noti Fabiana Redivo, Andrea D'Angelo e Licia Troisi sta proponendo giovani scrittori che godono del privilegio di essere recensiti sulle principali testate. Chi l'avrebbe mai detto? Non che l'opinione verso il fantasy, e il fantastico in generale, sia di molto migliorata, ma mi permetto di affermare che io non ci trovo niente di nuovo in questo. Su Uyulala ho recensito autori già esperti che per il solo fatto di non pubblicare con un editore noto (i quattro o cinque che si spartiscono il mercato) non fanno notizia, anche se dalla loro penna escono dei veri capolavori. Ma se di punto in bianco Mondadori ci mette lo zampino, o a volte un editore più piccolo ma comunque conosciuto come Curcio, allora spunta il fenomeno, rampanti recensori cullano il nuovo pupo e lo coccolano bene, ed ecco che si sforna il caso letterario. Insomma, cosa farne delle decine di autori/trici che sono venuti/e prima? Loro non contano, è come se non esistessero. Ma ci sono, i loro libri esistono, un potenziale pubblico potrebbero anche averlo se solo la gente sapesse che ci sono. Cinquant'anni fa quanti italiani leggevano gialli? Oggi i giallisti sono gli scrittori più letti in Italia e i più conosciuti. Tutti hanno una storia condita di delitti e segreti da sfornare ad uopo. Sarà così per il genere fantastico, che già celebra i vari Evangelisti, Teodorani e Nerozzi come casi unici dimenticando che Teresa Regna, Gordiano Lupi e Roberto Mistretta scrivono romanzi di genere da anni e nessuno lo sa. Colpa è anche degli scrittori di genere, che in Italia costituiscono pochi granelli di una sterminata spiaggia e che poco cercano il confronto e il dialogo, attraverso cui potrebbero fare nascere un vero movimento del fantastico nel nostro paese. Fantastico d'Autore si batte perché questo possa accadere, non nel tentativo di ghettizzare gli autori di narrativa fantastica in Italia, ma di rafforzarne il ruolo in un mestiere sempre più difficile anche a causa della perdita di lettori. Converrebbe che qualcuno ci pensasse, magari quei siti che raccolgono consensi e poi si rifiutano di recensire chi non ha le referenze giuste, o i soliti noti che guardano con la puzza sotto il naso i "meno fortunati" per paura, forse, che qualcuno gli rubi la posizione.
Lugo, il protagonista, è un adolescente come tanti che vive ad Alphane, una città del pianeta Geon, e che è il prescelto per guidare una compagnia eterogenea di eroi verso la città dell’Inverno, dove la Regina è tenuta prigioniera dalle forze del male. Dopo innumerevoli avventure e battaglie la compagnia degli otto giunge allo scontro finale, in cui, non senza perdite, riuscirà ad avere la meglio sul Sindallion, il Signore del Male, circondato dai suoi terribili servitori. Il Regno di Vassane, dove si svolge gran parte dell’azione, è confinato dall’autore in una dimensione parallela, nella quale si vive ancora in perfetto stile medievale, mentre l’inizio della storia si svolge in un contesto futuro, su un pianeta che non è la Terra, ma che è un suo diretto discendente, e dove le città sono simili alle attuali metropoli ,con i suoi pregi e difetti. Un romanzo innovativo, in quanto al fianco dei cliché fantasy classici, compaiono anche tratti fantasy molto originali; vedremo quindi comparire un robot dal cuore d’oro, un’amazzone ed un lucertolone. Questo libro è un omaggio dichiarato a grandi autori come Ende, Tolkien, Brooks, Weis, Hickman e molti altri. Un fantasy non del tutto riuscito però… Il fatto che vi si presentino tutti i tratti caratteristici del genere, cozza contro la lunghezza del libro che, limitandosi nel numero delle pagine, anche se “dense”, non riesce a sprigionare la carica di suggestione che la creazione (letteraria) di un mondo fantastico richiederebbe. A tratti si ha l’impressione che sia stata messa troppa carne al fuoco e che gli avvenimenti, in certi frangenti, siano stati raccontati in fretta. Alcuni personaggi, pur giocando ruoli di tutto rispetto, rimangono poco visibili (al lettore) e nei momenti più concitati si soffre la sensazione di volerne sapere di più e di vedere più particolari. Questa caratteristica è confermata dal fatto che in quasi tutti i capitoli si svolgono scene d’azione e che, a un certo punto, si percepisce la mancanza di un passaggio disteso e descrittivo, che permetta di entrare in contatto con i personaggi e con i loro pensieri, piuttosto che con le loro azioni. Se da un lato, però, questa ricchezza di eventi genera nel lettore, soprattutto inizialmente, una sorta di confusione, dall’altro è un valido dispositivo per invogliare alla lettura. Un libro comunque da leggere, per la sua originalità e per le note innovative che ha introdotto in questo genere che ancora poco ci offre nel panorama italiano. TheFaery
Ged, Tenar, Ogion e Veccia, sono solo i nomi di alcuni dei bellissimi personaggi del ciclo di Earthsea, uno dei classici assoluti del fantasy frutto della fantasia e della poesia di Ursula Le Guin. E' solo leggendo opere come questa - che accorpa tre romanzi in poco più di 400 pagine, quindi non c'è neanche la scusa della lunghezza per non cominciare oggi stesso a farlo - che si capisce come il fantasy sia un genere maturo e profondo, che mette in forma di allegoria tematiche sempre attuali, come l'importanza di chiamare le cose col loro nome che, se vogliamo, è al centro di questo ciclo. La storia è quella di un pastore di pecore destinato a diventare Arcimago, e quindi guida per il mondo di Earthsea, un vasto arcipelago di isole che reinventa la geografia fantasy attribuendo a ciascuna di esse una caratteristica. Il mondo della Le Guin, infatti, da un lato ricorda la varietà degli scenari di Howard e del suo Conan, dall'altro ricalca il mito dell'umile destinato a diventare grande, che accomuna Earthsea ai Belgariad di David Eddings e a Prydain di Lloyd Alexander. Earthsea è un mondo di maghi, draghi e ombre, recita la quarta del volume edito dalla Nord, che è quello che consiglio di leggere se si vuole evitare di incappare nella pessima traduzione fatta dalla Mondadori. E proprio alla Mondadori si deve la scelta di chiamare Earthsea Terramare, nome lasciato anche alla pellicola uscità venerdì nelle sale italiane, un film d'animazione giapponese di 115', opera di Goro Miyazaki, figlio del celeberrimo Hayao. Potreste cominciare da lì per entrare nello straordinario mondo della Le Guin, esperta autrice dallo stile raffinato e sempre eccellente. Io ve lo consiglio, potreste rimanere sorpresi di scoprire che il fantasy non è come lo si dipinge. Earthsea non è nuovo al cinema, un altro film era stato fatto nel 2004, con Shawn Ashmore nei panni di Ged, Danny Glover in quelli di Ogion e Kristin Kreuk in quelli di Tenar.
Non è semplice scrivere racconti brevi. Non pensiate sia così facile trovare il bandolo della matassa, capire come iniziare il racconto,che strada far intraprendere al lettore ed ai propri personaggi, e come e dove terminare il proprio percorso letterario. No, affatto, il racconto breve è sempre stato un gioiello della letteratura fin dalle novelle del Boccaccio o dai racconti de Le Mille e una notte, ma mai èstato semplice per l'autore renderlo appetibile e interessante ai propri lettori.
Edgar Allan Poe soleva dire che "Non è ancora chiaro se la follia sia o meno il grado più elevato dell'intelletto, se la maggior parte di ciò che è glorioso, se tutto ciò che è profondo non nasca da una malattia della mente, da stati di esaltazione della mente a spese dell'intelletto in generale", e allora forse può essere la follia a illuminare il cammino degli autori. Che non me ne voglia Matteo, ma un minimo di follia ci vuole per iniziare a scrivere una breve raccolta di racconti sui vampiri, come se nessun autore finora ci avesse già deliziato o propinato, ahimè, la propria idea sul principe del male per eccellenza. Tanto che anche Benedetto XIV, Prospero Lambertini, in un testo del Settecento, riprendeva la citazione di un vampirologo, Roland Villeneuve:
«Il vero vampiro è orribile a vedersi. Magro e peloso nello stato di veglia, diventa, quando giace ben nutrito nella sua bara, grasso e gonfio da scoppiare. Il sangue fresco gli cola dalla bocca, dal naso e dalle orecchie. La sua pelle è fosforescente e il suo alito fetido.».
Nonostante questo, io credo che l'autore riesca a dare una sua propria impronta personale all'opera, accendendo la nostra curiosità e facendoci gustare un piatto dal sapore particolare forse, ma più che gradevole. Avorio, la raccolta di Matteo Gambaro, è composto da 3 brevi racconti (Il Borgo, Aspettando il figlio e Avorio) legati appunto ai vampiri, ma è ambientata in Italia, in luoghi senza nome ma che sicuramente qualcuno riuscirà a indovinarne la locazione precisa. La storia di un diario ritrovato e del suo terribile contenuto di sangue e di morte (Il Borgo), l'insolito rapporto tra una madre ed un filgio (Aspettando il figlio) e il cruento inseguimento tra un cacciatore e le sue prede (Avorio). Questo in sintesi il contenuto del libro.
Tre novelle fantastiche, velatamente horror, con qualche piccola pennellata splatter qua e là, quasi a non volerci far mancare nulla delle tipiche storie vampiresche. Ma non bastava all'autore, che mirabilmente ricostruisce un mondo che tutti noi riusciamo a dimenticare facilmente, ma che è dietro l'angolo della nostra fantasia, una realtà che forse non ci appartiene ma che ci bussa alle spalle per ricordarci di non abbassare mai la guardia, una ragnatela di vicende delle quali nessuno vorrebbe mai esserne il protagonista per poi però sognare il colpo di genio o la gustosa trovata dell'eroe che sempre vince il male, e nulla gli è impossibile. E forse per questo l'autore sceglie una citazione di Archiloco di Paro, il fondatore della lirica greca nel VII sec a.C., per dirci proprio che "Nulla è più impossibile e nulla è ormai incredibile dopo che Zeusha cambiato in notte il Mezzogiorno.". E allora non dubitate, non restate lì immobili a novellarvi in mille pensieri, sappiate solo che non sarà impossibile che questa raccoltavi porti in un'altro paese delle meraviglie di Alice, senza attraversare alcuno specchio, senza incontrare alcun bianconiglio, ma solo immergendovi per alcune ore in una piacevole lettura, e chissà che non vi venga a bussare alla finestra il corvo di Poe a sussurrarvi "Nevermore!"
Tomas Ernesto